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martedì, 23 giugno 2009
Quante volte al giorno sfioriamo le persone? » camminando per strada, al supermercato, in ufficio; e qual'è esattamente il momento che divide lo sfioramento casuale dalla famosa scossa elettrica? Quel guizzo che ti sembra di sentire da una parte all'altra del corpo, che ti fa soffermare su quella persona che il Caso ha messo sulla tua strada. Di storie sull'attrazione fatale è pieno il mondo e le serate di chiacchiere tra donne: quella sensazione prepotente che rimescola tutto dentro, fa battere più forte il cuore e fa ondeggiare i pensieri come le maree (si sa che noi donne siamo lunatiche). Ma davvero siamo in grado di sentirla, come quando prendi la scossa, o è solo un'illusione molto romantica e molto romanzesca, ma a posteriori? Ci sono degli sguardi che si fissano nel ricordo, degli atteggiamenti forse, e dei discorsi che fanno scattare un meccanismo nel cuore; ma non so proprio dove tracciare la linea che divide l'intuizione dal graduale modificarsi del sentimento. A posteriori è un gioco che funziona sempre. Certo che mi ricordo la prima volta che ci siamo visti, il modo in cui abbiamo parlato, quando ci siamo toccati per caso per la prima volta: ma posso davvero affermare di averlo saputo da sempre? come dice quella canzone, I knew I loved you before I met you: in un certo senso è vero, non avevo sempre cercato qualcuno così? La psicologia direbbe che stavo solo cercando mio padre, o il contrario di questo, ma io non ne sono del tutto sicura. Per i primi mesi, so soltanto che cercavo te soltanto te nient'altro che te: se poi l'ho capito appena ti ho visto, o qualche giorno dopo, alla fine non è così importante.
lunedì, 15 giugno 2009
Ah, che sorpresa!» certo, non ci sentiamo da un paio di anni almeno; qualcosa vorrà pur dire. Non che voglia essere scortese, se proprio non sai contenere la necessità di sentirmi ti rispondo, ma dear honey, se ti fai un po' più in là sull'orlo della mia vita a me non dispiace. Ci siamo pacificamente allontanati nel corso di questi settecentotrenta giorni circa, non vedo davvero il motivo di tornare a camminare fianco a fianco. Tra l'altro, per un periodo, tu di quel fianco sei stato la spina, perciò. Non che fossimo grandi amici prima, adesso davvero sono confusa: cos'è che vuoi, in the end? Però sono una persona gentile ed educata, oh my gosh I'm so classy!, e quindi dai dimmi le novità; che fai, chi ami, chi hai visto, dove lavori: mh sì, oh wow, davvero?, cool. Sono così interessata. Certo che ci dovremmo davvero rivedere, uscire insieme, un caffè: magiche parole, dovrebbero spazzare via ogni trascorso e ridare luce alla vita; peccato che in metà dei casi non è proprio una vera intenzione a far uscire le parole, e poi, caro fantasma che non sei altro (e non te lo vorrei dire, ma assomigli più a Slimer che a Casper) ...perchè? dimmi un solo buon motivo per vederci ancora, e io sono già lì che ti aspetto, dove vuoi - quando vuoi. No eh? domanda troppo difficile; proviamo con la risposta multipla. Perchè non sai stare senza me? ci sei già stato, come non mi interessa neanche un briciolo, per un bel po' di tempo: puoi farlo ancora, sono fiduciosa. Perchè ti manco? evidentemente al nostro rapporto mancava qualcosa sul serio, se siamo arrivati qui senza grossi problemi. Perchè come me non ci sarà nessuno mai? questo è un ottimo punto, lo ammetto; sono anche d'accordo! ma credo anche che tu possa sopravvivere benissimo, certo io a volte so rendermi fondamentale, ma coraggio. Perchè perchè la domenica mi lasci sempre sola ..? non fila. Insomma, scegli pure la tua opzione. Io adesso vado, sai, non è per te: è che ho lasciato il gatto sul fuoco.
lunedì, 09 febbraio 2009
Prima di adesso non mi ero mai fermata a pensare a quanto vanno veloce i treni; e mi sembra anche che in questo scompartimento vuoto, sei sedili per un solo fondoschiena e uno zaino da trekking, il rumore delle rotaie risuoni con più delicatezza. Il corridoio del treno mi mette paura, mi sembra un tunnel in cui si sparano razzi: e io mi sento spinta fortissimo da qualche parte, mentre vorrei restare ferma, e soprattutto in equilibrio. Pugno sul vetro. Questo treno è vecchio, e ci sono ancora gli scompartimenti da sei; meglio, perchè il rumore dei miei pensieri è tanto, tanto forte. Mi prende il panico e do' un altro pugno sul vetro del finestrino, di lato mica con le nocche: il rumore mi sveglia e il movimento mi scarica un po' di adrenalina. Ho crisi di panico ogni dieci-venti minuti circa da quando sono salita: si sono fermate per cinque minuti di più quando ho trovato questo spazio vuoto e mi ci sono chiusa dentro. Guardo fuori e mi sembra eccezionale tutto questo movimento mentre io sto fermissima e seduta, poi guardo di nuovo e mi manca l'aria perchè non posso puntare i piedi, fermare questo treno che corre da morire stringendomi a qualcosa con le mani, con le braccia se necessario: no, non posso. Eppure sarebbe bastato un attimo di ritardo e adesso starei a casa mia, a piangere tutte le mie salatissime lacrime. Ma no, io che già arrivo sempre in anticipo, non potevo davvero aspettare e stamattina mi sono precipitata giù dal letto per venire da te: dopo tre mesi! mi mancavi come l'aria dentro una stanza chiusa, come il sapone sullo sporco, come il sole estivo dopo tutto l'inverno. Mi mancavi stamattina come ieri, come l'altroieri, e mi manchi ancora allo stesso modo; ma adesso sono disperata, perchè mentre il mio treno partiva, con le mie speranze e la mia impazienza tu mi hai chiamata e mi hai detto - Non venire più - e anche tante altre cose di certo importanti e sensate, ma io ho sentito bene solo quelle parole lì. Ed ero già sul treno: prima crisi di panico. Pugno sul vetro, intanto che penso. Adesso non riesco di nuovo a respirare bene, ma devo devo imparare prima di arrivare lì. Perchè tanto ci arriverò, ormai sono in corsa, inutile scendere adesso. Non so che cosa devo fare, non so nemmeno bene se ti ho detto che ci sarò comunque al nostro appuntamento delle sei e mezza al tabacchi davanti ai binari. Non so che cosa mi avresti risposto, in caso, ma temo proprio che dovrò aspettare e vedere. Pugno sul vetro, mi sento soffocare. Voglio con tutta me stessa ritrovarti davanti a quel tabacchi: voglio vedere i tuoi capelli biondi troppo cresciuti, voglio metterti una mano sulla guancia sbarbata per me, voglio sentirti ordinare un caffè americano per me e un caffè ristretto per te, e che tu metti per entrambi due bustine di zucchero bianco a testa. Sono le piccole attenzioni che fanno l'amore grande, mi ha detto una volta qualche amica a cui stavo parlando di te; e mi ricordo infatti di come io mi sia sempre fermata a raccontare soprattutto le cose piccole, il tuo modo di sfogliare il giornale partendo da un tuo ordine personale cinema-sport-città-e poi il resto in ordine sparso, da come metti in ordine la casa solo ed esclusivamente di mattina, di come canticchi quando cucini qualcosa e non mi senti se nel frattempo ti chiamo. Pugno sul vetro, suono sordo che mi richiama alla realtà e frena le mie lacrime, le labbra che già tremavano. Chissà dove siamo, mi basterebbe guardare l'orologio ma quasi non ne ho il coraggio: le cinque e venti, porca miseria, non manca poi tanto. Respiro profondo, pugno sul vetro. Eravamo noi che pochi giorni fa organizzavamo il mio definitivo trasloco? Davvero mi hai offerto un posto nella tua stanza, hai discusso con me su come dirlo alla tua padrona di casa e ai coinquilini, riflettendo sul fatto che sarebbe stato solo per un po'? Io mi ricordo di averti sentito dire che stavi controllando gli affitti, per noi: però non credo tanto ai miei ricordi, adesso. Hai mai cercato di avvertirmi che non mi amavi più? magari sì. Magari non ti ho voluto sentire io. Pugno sul vetro, mi manca di nuovo l'aria. Adesso io però sto arrivando; manca poco eh! e fra poco tu dovrai essere lì in stazione, non scherziamo. Ci dovrai essere, con una faccia o l'altra, adesso ti mando un messaggio e te lo dico - Io ero comunque già sul treno. Sto arrivando, solito posto, solita ora ...non mi abbandonare, non ora - ecco; magari non dovevo mandartelo, ma Dio! è partito il dito, sul tasto, inviato. Non mi risponderai, guarda che lo so, e non importa se stai già uscendo di casa: mettiti addosso la felpa rossa col segno del ferro da stiro sotto il cappuccio, che ci ho lasciato io nel mio primo tentativo di fare la donna di casa per te. Tu dovrai essere lì, al nostro posto, perchè io ti ho preparato tutto quello che volevi quando avevi la febbre; ho conosciuto tutti i tuoi amici, e sono stata veramente carina con loro; perchè ogni volta che venivi da me ti ho preparato i tuoi piatti preferiti, ho prenotato nei ristoranti che ti piacciono, ho organizzato serate su misura per te; perchè ci piaceva prendere insieme il caffè la mattina, una in un modo e uno nell'altro, guardandoci in silenzio seduti in pigiama al tavolo della cucina, assonnati; perchè dividevamo sempre i popcorn al cinema, e spesso ci siamo dati una testata per bere dallo stesso bicchiere allo stesso tempo. Insomma, ci sono un sacco di motivi, lo vedi, per esserci. Perchè ho bisogno dei tuoi passi lunghi e veloci; del tuo modo di distrarti quando c'è una canzone che ti piace in filodiffusione, dovunque siamo; del tuo odore sul cuscino la mattina, visto che ti alzi sempre prima di me. Mi manchi! Sto arrivando! Mi senti ?! Sto praticamente per mettermi a correre sul corridoio per la fretta che ho. Mi è arrivato un messaggio o me lo sono sognato? - Non venire, ti prego non venire - Pugno sul vetro.
lunedì, 26 gennaio 2009
«Ho fatto tutto quel che dovevo, prima di..?» Lilly Nelly Aphroditee pensava con la fronte appoggiata al vetro freddo del finestrino, seduta sul treno, ma non riusciva ancora a pronunciare quelle parole che stabilivano nettamente la fine della sua vecchia vita, e l'inizio della nuova qualunque essa fosse. Davanti a lei lo "zio" dormicchiava, russando di tanto in tanto, appoggiato all'indietro sul poggiatesta; era in un certo modo buffo, ma Lilly ancora sentiva per quell'uomo un vago senso di timore, dovuto alla quasi assente frequentazione degli ultimi tredici anni (ovvero l'intera sua vita, nonostante nessuno alla fine fosse riuscito a ricordare con sicurezza la sua età). Si mosse un po' sul sedile, con cautela, come avesse paura di disturbare, continuando però a guardare fisso fuori dal finestrino: il vestito "nuovo" le pizzicava addosso, reso ruvido da molteplici e poco attenti lavaggi, ma era in buone condizioni; la "zia" aveva pensato bene di regalarglielo perchè si "presentasse convenientemente presso la sua nuova casa", ovvero il Collegio delle Figlie di Maria, dove si preparava a prestar servizio come aiuto-cuoca e aiuto-rammendatrice. Le maniche della camicetta lasciavano scoperti i polsi esili, è vero, e c'era qualche piccolo rattoppo ben nascosto; ma il colore dello scamiciato che portava sopra era praticamente perfetto, le calze quasi nuove, e così anche le scarpe: fortuna aveva voluto infatti che una nipote della "zia" le trovasse orrende quando le erano state regalate, ed erano proprio il numero di Lilly. Così, con questo nuovo completo ed una valigetta di pelle un po' consumata agli angoli (ma del resto non conteneva che la sua vecchia bambola e due cambi di biancheria), Lilly si apprestava alla sua "nuova vita". E, in ogni modo, non vedeva l'ora; almeno, per come poteva essere entusiasta ed ansiosa una bambina mai abituata ad aspettare niente, nè a gioire per l'attesa: non le era mai stato insegnato nulla tranne l'apatìa dei piccoli compiti ripetuti, al termine dei quali c'erano giochi in solitudine o discorsi origliati dai grandi. Per questo motivo Lilly Nelly Aphroditee si può dire che sognasse, appoggiata a quel vetro freddo nel suo primo viaggio in treno, sebbene mantenesse un'espressione assolutamente neutra sul viso magro, pallido, a cui oggi non facevano più da cornice le trecce sfatte: la "zia" aveva infatti richiesto espressamente alla cameriera di strigliarla bene prima della partenza, e di stringerle i capelli in una treccia unica, un bel cordone di capelli scuri e ben tirati (e che mal di testa, ma si doveva sopportare diceva la cameriera, per apparir bella e fare una buona impressione: Lilly non credeva nè in una cosa nè nell'altra, ma come sempre si rassegnava facilmente).
giovedì, 22 gennaio 2009
in bilico tra seri pensieri vari vado avanti.
martedì, 20 gennaio 2009
un passo, un altro, e avanti;
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hereprendo una penna in mano e mi esce il mondo dal cuore, dalla bocca sigillata scorre il flusso trasparente figlio di un singhiozzo soffocato. c'è il nulla senza fondo e intorno si attorciglieranno le parole che non hanno mai fine perchè esistono tra i battiti del mio cuore.
nel sangue le lettere dell'alfabeto,
negli occhi l'inchiostro colorato e liquido,
nella mente si compongono i pensieri » and all of this, is © me . math*loading*, merci beaucoup . I'd saynon sono una scrittrice vorrei scrivere come virginia woolf. collezionistaagrodolce leggo, anche. blogmarito old timesoggi last inNerabaccante in Manuale di Equilibri... CreditsDistribuito da:
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